mercoledì 18 dicembre 2013

L'anima pura, l'arte e l'amore per il teatro dell'attore Claudio Santoriello

"Claudio arriva come uno tsunami. La sua vastità è impossibile da non percepire. L'umiltà schiacciante con la quale si presenta, l'umanità, il talento. Un artista immenso."

Claudio Santoriello è un attore di Scafati, uno di quelli che lasciano forte il segno. L'amore per il teatro l'ha portato anche su YouTube e nelle vite di tutti noi che non abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo di persona. Claudio se ne è dovuto andare a settembre, troppo presto, a ventisei anni. Per tutto il tempo che ha dedicato al mondo, è riuscito a seminare qualcosa di troppo prezioso, qualcosa che non avrà fine.
Per capire cos'è e per raccontarlo a chiunque voglia scoprirlo, Andrea Baglio, suo collega e suo amico, ha mollato tutto ed è salito su un treno per Scafati. A lui appartengono le parole in corsivo che hanno aperto questo capitolo, e tutte quelle che ci accompagneranno nel nostro viaggio.


Andrea è partito con indosso i nostri occhi, alla ricerca di Claudio nelle persone e nei luoghi che ha più amato. Mi spiega che la cosa in cui lui più ha creduto è l'anima degli uomini e l'arte che essa nasconde. L'anima che li lega ancora prima che essi si conoscano, che tesse quel filo sottile e indissolubile, l'anima che vibra quando incontriamo qualcuno che completa una parte di noi.

"Claudio è la parte mancante del mio animo artistico. Me ne sono accorto subito, quando l'ho incontrato sul set di E M B E R S, un film indipendente diretto da Steven Renso (grande amico di Claudio, ha collaborato con Andrea per la realizzazione di questo progetto) che abbiamo girato insieme a Verona e che uscirà nella prossima primavera. Io avevo visto qualche video di Claudio almeno sei anni fa, tre prima del nostro incontro. C'era qualcosa in lui che mi aveva affascinato, volevo conoscerlo, ma sono pensieri che si fanno e rimangono lì, sospesi. Questo desiderio è rimasto incompleto fino a che non ho visto Claudio, che dalla Campania il destino ha portato proprio sul set di un film nella mia città. Devi sapere che io da Verona ero scappato a Roma, con il mio sogno di fare l'attore nella valigia, convinto che qui non sarei mai riuscito a combinare niente, e che ero tornato a casa proprio per quel film. Claudio era qui, mi ha teso la mano e mi ha detto che voleva tanto conoscermi perché mi aveva visto su YouTube. Una rivelazione. Capisci, il filo che lega le anime?"

Andrea ha sentito che adesso era il suo turno, e ha percorso quella strada al contrario. Un giorno ad ottobre è arrivato a casa di Claudio. Senza aspettative, mi dice. Per un mese ha camminato sui campi seminati dall'artista, ha raccolto i frutti, ne ha sentito i sapori e ce li sta regalando attraverso una serie di videoracconti che si chiama #il10percento, titolo tanto significativo che Claudio ha dato ad uno dei suoi video più toccanti.


Claudio è riuscito, mi dice, a rendere arte la sua malattia: per lui era un percorso di vita, qualcosa attraverso cui doveva passare con serenità. Un artista vero esprime chi è attraverso l'arte, e Claudio non si è tirato indietro quando chiunque altro lo avrebbe fatto. Lui ha capito quale era la cosa da fare.

"Ora sono io che voglio esprimermi attraverso Claudio. Questo è il suo modo di aiutarmi, di rimanere con me. Lui è il più bravo, l'ossigeno dell'arte pura. Non ha frequentato scuole, era l'accademia di se stesso: lui scriveva i testi delle sue opere, li dirigeva, cantava, ballava. Riusciva ad essere sempre incredibile. Quando si faceva tutto il tragitto in treno fino a Verona per arrivare sul set, la prima cosa che gli sentivi dire era “Quando giriamo?”. Mai che avesse bisogno di riposarsi o voglia di mangiare. Una forza della natura."

Andrea mi parla di ciò che mai scorderà, delle coincidenze che sono segni di un legame forte, vero, tangibile. Che la malinconia sembra avere la meglio lo dice invece in uno dei video. Sembrare è un verbo strano, perché preannuncia ciò che poi non avverrà. E infatti, a raccontarmi di Claudio, a respirare le sue parole e riascoltarlo nei suoi pezzi, esce fuori la serenità che lui trasmetteva agli amici quando si trovavano a fare teatro nel garage, l'immensità dei suoi preziosi messaggi.

"Il mondo di oggi ha bisogno di credere in qualcosa. E' un mondo instabile, precario. Ai ragazzi disillusi e lamentosi vorrei far conoscere le parole di Claudio, le cose in cui credeva lui. L'arte, la purezza, il senso insito delle cose. E' riuscito a far nascere il teatro in un luogo ostile, in cui tutto è soffocato."



Andrea vive e rivive Claudio, fonde le immagini alla voce, ci accompagna alla continua scoperta dell'attore scafatese e, con lui, alla scoperta di noi stessi. "Claudio sapeva guardare - ci racconta una ragazza seduta nel suo garageti trasportava nel suo mondo e alla fine capivi che era anche il tuo, era il mondo di tutti."  La stessa cosa la sentiamo dire ad Aniello, che ha costruito per Claudio la sua maschera speciale: "mentre era su palco a recitare con la maschera, io mi sentii parte del suo spettacolo. Pur non avendo nessuna competenza tecnica, mi sentivo sul palco insieme a lui. Avevo capito la lezione che si celava dietro a quella maschera: l'importanza di dare la nostra fiducia, di credere negli altri, la certezza di esserne ricompensati."

Una notte di giugno del 2012 Claudio si è registrato al buio della sua camera. Era felice. Ci chiede se abbiamo presente quella speranza incontrollabile e a volte infondata di cambiamento che manteniamo nelle cose che non potranno più cambiare. E di quanto saremmo felici se  per qualche strano motivo, dove avevamo perso la speranza percepiamo un miglioramento, anche solo del 10 percento. Bisogna essere ottimisti, continua. Bisogna imparare a rendere quel 10 il nostro 100 percento.
Siamo esseri che devono godere della loro esistenza in questo posto meraviglioso. Il resto è una serie di eventi confinati nei loro limiti causali e nei nostri interessi mutabili. Tra gli eventi ci sono quelli eccezionali: un minimo è già tanto quando ambivi a 100 dal nulla, e quando tutto ciò che ti restava era la speranza. Siate sempre ottimisti. (Claudio) 
Claudio mi ha insegnato a non lamentarmi mai e ad amare il mondo ancora di più di quanto non facessi già. La prima volta che abbiamo parlato stavo studiando per un esame difficile. Senza conoscermi, mi ha scosso e mi ha aperto gli occhi su quali fossero davvero i miei obiettivi e su quanto sia importante dare il massimo per raggiungerli. Ricordo benissimo di essere rimasta sopra ai libri fino all'alba, quella notte. Non riuscivo proprio a capire come avesse potuto stravolgere il mio modo di affrontare l'esame, di affrontare le difficoltà.

Adesso che ho l'onore di poter parlare di lui, che sono andata a riaprire i cassettini di quella notte di febbraio, ho capito. Claudio mi aveva parlato della sua vita, dell'università che tanto amava, dell'esame a ridosso dell'Epifania che tanto gli era costato e tanto lo aveva soddisfatto. Mi aveva coinvolto, mi aveva reso partecipe del suo mondo, della difficoltà che aveva superato, facendomi rendere conto che l'impegno era l'unica soluzione accettabile.

Mi aveva trasportato sul palco. Così, come ha fatto con Andrea e con tutti coloro che si sono imbattuti in lui. Ha rappresentato la purezza del suo essere sul palco della sua vita. Ma poi le opere si concludono e il sipario si abbassa. E allo spettatore non resta che custodire per sempre le emozioni che l'attore gli ha voluto donare.
A noi, che siamo stati spettatori di un monologo bellissimo, non resta che credere nell'anima di quello che abbiamo visto e nell'arte sacra che ci è stata trasmessa.

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