mercoledì 23 ottobre 2013

UNBOXING CLAUDIO DI BIAGIO: il suo cinema, la strada da percorrere e le matite da temperare.

Claudio Di Biagio è un ragazzo di Roma. Ha venticinque anni, è un tipo simpatico, uno che parla tanto. Sbarca su YouTube nel 2010 (il suo canale è nonapritequestotubo) con una fortunatissima parodia del film Eclipse, che diventa immediatamente virale e lo rende uno dei più seguiti nell'ancora piccola realtà della piattaforma.
Da quel 7 luglio le cose sono un po' cambiate. Oggi, dopo tre anni e mezzo, si racconta attraverso una serie di video introspettivi e molto intimi che ha intitolato #ilmiocinema.
In mezzo, insieme alle altre parodie, due stagioni come regista e attore della web-serie Freaks!, nata nel 2011 dall'interazione con altri YouTuber e trasmessa su Deejay TV. Andarevia, un film, la sua opera prima, prodotto da 5e6 e distribuito gratuitamente su Cubovision da Rai Cinema. Il cortometraggio Unboxing Annie, liberamente ispirato ai racconti fantascientifici di Isaac Asimov. Videoclip musicali e tanti lavori per privati ed aziende. Lo abbiamo visto recitare nel film Paura (3D) e fare camei in due webserie, Lost in Google dei TheJackal e Fuga dalla Morte di Michael Righini, quest'ultima da poco online. L'ultimo progetto di Claudio, in pieno cantiere, presentato insieme a Luca Vecchi dei The Pills e ai TheJackal, si chiama Dylan Dog, Vittima degli eventi ed è un fan-movie che verrà realizzato grazie ad una raccolta fondi lanciata su indiegogo, famoso sito di crowd-funding.
"Faccio il regista", mi dice subito, "voglio smettere di dire videomaker, che paradossalmente a livello pratico fa anche di più. Il regista fa tante cose diverse, che però si vedono poco e sono considerate ancora di meno."
Claudio sa cosa vuole fare e chi vuole essere da grande, lo scopre passo passo, ogni giorno. Attraverso #ilmiocinema sta regalando alla gente che lo segue la sua parte più vera, le sue emozioni più nascoste. Lo fa parlando dei film che lo hanno segnato, di quelli che lo hanno fatto piangere, quelli che lo stupiscono ancora oggi. Si racconta, lo sa fare bene, e lo fa anche con me.

Chi sei, oggi?
Sono uno che vuole lavorare. Voglio fare le cose che mi piacciono, voglio che quello che sono venga fuori e con questo ci faccio i conti ogni giorno. Ho una voglia di fare che mi si sta portando via e penso di trasmetterlo alle persone con cui lavoro e con cui parlo dei miei progetti. Sai, a dirti la verità penso che sia proprio questo contatto che abbiamo ogni giorno con gli altri a farci capire chi siamo. Sono gli altri, a farcelo capire. Quando sei in mezzo alle persone e ti relazioni con loro ricevi input di continuo, risposte, stimoli: capisci dove sei arrivato, dove puoi andare e dove invece non puoi spingerti.


Se l'uomo capisce se stesso attraverso gli altri, egli comunque si racconta in quello che fa. E' proprio di questo che parli nel primo video de #ilmiocinema. Lì dici che sono le storie a fare l'uomo e che non ci sia nulla di più importante. Mi hai fatto venire in mente una frase di uno dei miei libri preferiti: Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla. 
E' Baricco. Novecento, vero?
Proprio lui. Ma che significa, per te, raccontare una storia?
Raccontare una storia è avere la capacità di rimanere in vita. Ci dà spessore, diventiamo proprietari della nostra storia, e siamo salvi. Ha ragione Baricco. Poter raccontare una storia presuppone che si è vissuto; si può spegnere tutto il resto, la passione, la speranza del futuro, pure la voglia di vivere, ma questo è l'ultimo appiglio quando tutto il resto sta finendo. Se hai una storia da raccontare, vuol dire che ci sei.

Ad un certo punto aggiungi che “Se alla magia ci credi, sarà sempre presente nella tua vita”.
Il cinema è magia?
Che la magia rimanga presente nella tua vita, se ci credi, è ciò che potenzialmente hanno detto gli antichi. Chiunque crei un credo, una dottrina, infonde nelle persone una credenza. Se vuoi credere in qualcosa, essa diventa reale, che sia una persona, un'entità, la tua forza, quello che vuoi. Ci credi? La magia è la più palese manifestazione di questo concetto, a cui magari gli altri non credono, ma lei si manifesta nella tua vita, e così diventa ancora più magica e ancora più bella.
Il cinema dovrebbe aspirare a questo: puoi anche avere sottomano la storia più semplice e banale, per renderla magica devi essere bravo tu a raccontarla, appunto. Il cinema è
magia quando chi racconta le storie crede che esse siano magiche, altrimenti il gioco non sussiste.

Quando hai capito che volevi farlo, il cinema?
Sai che non lo so? Sai quelle persone che hanno in mente momenti esatti ed episodi precisi della loro vita nei quali hanno deciso da che parte andare? Secondo me sono tutte versioni romanzate della realtà. Non può esistere un momento in cui tu ti rendi conto davvero: gli stimoli esterni sono talmente tanti!
Pensa a tutto ciò che si prova di fronte ad una singola esperienza: anche osservando una cosa davanti a te, come possa essere un'opera d'arte che ti colpisce, è comunque contestualizzata in un ambiente, con le persone con cui la vedi, chi parla intorno, il caldo che c'è, ciò che sai dell'opera, il tuo umore, la città in cui ti trovi e perché sei lì. Insomma, non esiste una sensazione a se stante, esiste una costruzione di qualcosa che piano piano va a togliere tutto il resto.
Ecco, se dovessi dirti, non c'è tanto un momento in cui ho capito che volevo fare cinema, quanto il processo nel quale ho capito che tutto il resto è inutile, non mi piace, non lo voglio fare.
Non mi fiderei mai di una persona che di punto in bianco vede qualcosa e cambia completamente le sue idee, perché significa che dentro non le si era costruito niente.
Penso che stando attenti, ogni giorno scopriamo qualcosa in più che non vogliamo fare. E così la nostra strada si scrive da sola.
Esatto, è come temperare una matita.

Questa propensione per il cinema è precedente o successiva all'apertura del tuo canale?
Prima. Considera che recito da quando sono piccolo, frequento il teatro e a quattordici anni ho fatto anche un film al cinema (Il pranzo della domenica di Carlo Vanzina)
Ho sicuramente ripreso il gene istrione di Nonna Lea, e poi verso i quattordici anni ho incontrato il mio mentore. Tutte le mie certezze stupide. di quelle che si hanno da adolescenti, sono state distrutte e si sono piano piano ricostruite, diverse, migliori. Da quando ho quindici anni faccio lavori tecnici per aziende, di montaggio e di grafica, che forse è l'unica cosa tecnica che ho, e poi al liceo incontro Matteo (Matteo Bruno, canesecco) quasi per caso.

Poi che succede?
Poi ci divertiamo, facciamo le cazzate che si devono fare a quell'età, i nostri primi cortometraggi che mai nessuno vedrà. Quando fai qualcosa devi fartela distruggere dalla gente, soprattutto all'inizio: devi farla vedere agli altri, confrontarti, farti criticare.

Per molti YouTube è servito proprio a questo.
YouTube è diventato forse un po' esagerato sotto questo aspetto, a livello di giudizio ormai la gente o ti ama o non ti sopporta. Sono rari i commenti scritti con passione, e rispetto a questo devo dire che quando leggo quelli su #ilmiocinema, a volte ho le lacrime agli occhi. Mi sorprendono, mi dedicano poesie. Era quello che volevo.

Hai preso spunto da qualcuno per questo progetto?
Mi ispiro molto a Dario Moccia. Da un anno a questa parte ha iniziato un progetto serio: lui davvero sta potenzialmente cambiando YouTube. Ho deciso di fare anche io questo passo: ho un piano in testa, è qualcosa di molto strutturato, ed #ilmiocinema è solo il primo gradino. I commenti della gente me lo dimostrano, ed è assurdo, bellissimo.
Dimostrazione che se ci esponiamo per quello che siamo veramente, anche su YouTube, la gente lo capisce, e inevitabilmente lo apprezza.
Sì, e poi è anche una questione di soddisfazione personale. Queste cose fanno stare bene.

Adesso stai preparando Nightmare Before Christmas per il #ilmiocinema.
Esatto. Ecco, se devo risponderti alla domanda di prima forse il mio primo abbaglio l'ho avuto guardando questo film. Io lo so a memoria. Un film del genere andrebbe visto ogni anno per ricordarti che sei stato bambino, che comunque oltre allo stress, le tasse, le malattie, la morte, c'è stato anche che tu a quindici anni eri un bambino e al domani non ci pensavi. Ce ne dimentichiamo sempre.

Ti senti vittima degli eventi della tua vita? Ci sono stati momenti in cui ti sei fatto tirare dentro dalla corrente?
No, mai, fino ad oggi sono riuscito a fare quello che volevo e come lo volevo, capisco i limiti delle possibilità e mi baso su quelli per andare oltre.

Andarevia è un capitolo chiuso?
No, certo! Stiamo lavorando per mandarlo a dei Festival. Il discorso di Andarevia è un po' complesso: considera la grande produzione, un'opera prima, in barca, orari un po' sballati, i problemi di sceneggiatura e molte altre cose.
Ho potuto concentrarmi solo su quello che era la mia parte, e cioè recitazione degli attori e regia. Ma Andarevia è stato soprattutto una scuola. Il lavoro con tutta la squadra mi ha insegnato tanto di questo mestiere.
E' un capitolo figo, se solo ripenso a quelle quattro settimane e a ciò che sono riuscito a fare a ventitré anni, beh...sono felice. E' una cosa che non cambierei con niente: girare un film tuo, in Sardegna, su una barca a vela con degli attori fantastici ed una troupe che ti supporta in quel modo. E' difficile descrivere ciò che ho vissuto durante il set: era un mondo mio, c'ero dentro alla grande, mai scomodo, nonostante le difficoltà. Lo fai perché altro non puoi fare. E' tutto un buttarti in questo fiume e continuare a nuotare. Lunedì, ad esempio, andiamo in un appartamento a smantellare tutto e a costruire pareti e pavimento dello studio di Dylan Dog. Mi vengono i brividi solo a pensarci!

A proposito di Dylan Dog, che ne verrà fuori?
Faremo un mediometraggio di circa 35 minuti. Sinceramente mi sto muovendo anche per fare in modo che sia una possibilità futura per tutti coloro che collaborano a questo progetto.
Sarà un'altra grande scuola, un mega reel da aggiungere alle cose che ho fatto e anche una possibilità di partecipare ai Festival. Dylan Dog sarà un film di genere e questa cosa fuori verrà notata forse più di qua.

Essendo un progetto finanziato da una campagna di crowd-funding, non hai paura di deludere chi ha creduto in voi?
Si, per forza. Ho paura di deludere loro e di deludere me stesso, ma scemo come sono la sto prendendo con serenità, focalizzandomi solo sull'obiettivo. Dylan è il mio idolo; avevo sette anni quando ho letto il primo fumetto ed ora che ne ho venticinque sto per realizzare un lavoro che, nella mia testa, è forse il più bello che sia mai stato fatto a riguardo. Questa convinzione mi manda avanti.  Pur conoscendo i tuoi limiti devi sentirti forte di quello che hai in mente e la gente che lavora con te deve convincersi che si sta facendo la cosa giusta. Vedi, per fare il regista non bisogna essere modesti.


Leggi molto?
Purtroppo no. Devo imparare a leggere, nel senso che ho la lista dei libri che desidero tanto leggere, così come i film, ma non ho abbastanza tempo di farlo. Ho visto molti film, anche se credo di avere ancora dei buchi, sia di cinema italiano che straniero. Il fatto è questo: a voler fare il regista, nella mia generazione, ci sono due scuole di pensiero. Ci sono quelli che ti sbattono in faccia una cultura cinematografica e letteraria che a volte neanche hanno. Citano nomi, citano artisti, poi vai a vedere i loro lavori e come trattano gli attori e non ci trovi nulla di loro stessi, vedi cose già viste, citazioni su citazioni. Io invece sono del parere che bisogna sapere molto ma contemporaneamente penso di avere una testa che funziona e va avanti da sola perché non è matura, in parte non è stata ancora influenzata e non è influenzabile. Voglio piano piano integrare la mia creatività con la storia del mio lavoro.

I video in cucina con Nonna Lea hanno dato un bel respiro al tuo canale.
Li ho fatti per rendere felice me e lei, ci divertiamo tutti da morire. Ho almeno altri due progetti in testa da fare con mia nonna. E comunque sarebbe insensato caricare sempre le stesse cose sul proprio canale. Il rapporto di qualsiasi personaggio con il suo pubblico cambia: chi mi seguiva quattro anni fa quando ho messo Eclipse in ogni caso ha quattro anni in più. E' complicato, soprattutto per noi.

Nel video su Big Fish mostri una scena di un corto che hai realizzato. Di che si tratta?
L'anno scorso ho deciso di fare un'esperienza. Volevo qualcosa di mio mio.
Partendo da un amore smisurato per gli androidi, ho letto Sogni di Robot di Isaac Asimov. Lui è il padre delle tre leggi della robotica, ha distrutto tutte le convinzioni su quella che era la fantascienza, negli anni Trenta ambientava le storie del 1998. Gli autori che volevano scrivere libri sui robot lo chiamavano per chiedergli se la loro storia fosse in contrasto con le leggi che lui aveva stabilito. E' assurdo che fai entrare nella testa della gente delle regole che tu hai puramente creato, è proprio lì che la magia entra nella realtà, no?
Comunque, il corto si chiama Unboxing Annie, parla del momento più dolce dell'amore, cioè quando vai a scartarlo, scopri cosa c'è dentro, vai a spogliare la persona per la prima volta, ne senti l'odore.
E' ambientato in un futuro retrò, proprio come quello dei testi di Asimov. In quel momento lì per gli attori c'è la possibilità di comprare androidi che sono progettati per recitare: nel loro hard disk interno si caricano spezzoni di film e tu puoi così allenarti per provini e spettacoli.
Il corto è in inglese con attori madrelingua (Annie è interpretata da Sara Lazzaro, che ritroviamo sulla barca di Andarevia), mentre la colonna sonora è degli anni Trenta, completamente italiana. E' girato, illuminato e montato come se fosse stato fatto in quegli anni, col rumore di fondo e tutte le cose tecniche. Devo dire che stato il primo progetto in cui ho messo dello studio dietro, ed ora è a due Festival in America, uno a New York e l'altro a Providence. E' una cosa che mi rende molto felice.

Che rappresenta per te questo corto?
Unboxing Annie è un altro di quei passaggi che fanno parte integrante del mio progetto; il poter contribuire, nel mio piccolo, a cambiare le cose. Questo corto l'ho sia scritto che diretto, ma fortunatamente a ventitré anni ho capito che non voglio né posso voler scrivere: servono delle tematiche per fare sceneggiatura ed io non le ho. In questo momento sto lavorando insieme ad una sceneggiatrice: se l'idea e il mood lo metto io, è lei che poi dà struttura e corpo alla storia.

YouTube: chi può cambiare le cose?
Oltre a Moccia, Matteo Bruno, I Licaoni, i TheJackal, i The Pills, Andrea Kondra, pure quel folle di Maurizio Merluzzo...ma sono solo i primi che mi vengono in mente. Ce ne sono tante di persone che possono cambiare le cose. Il problema è che adesso YouTube non ci sta aiutando, è cambiato, è un po' diverso e pure il pubblico lo è.

Sei disposto ad accettare compromessi per raggiungere i tuoi traguardi? 
Dipende da un sacco di cose, una volta che entri in questo mondo ti rendi conto che alcuni compromessi devi farli. Magari poi sono utili per te, che devi raggiungere compromessi con te stesso e poi capire come far emergere lo stesso quello che sei.


Chi ti ispira?
Chi mi dice le cose giuste. Papà Gambalunga ce lo costruiamo da soli, come il grosso pesce, sei te stesso ma dentro c'è molto di più di quello che pensi di avere: il tuo bagaglio ti dice che cosa fare, dove andare, chi essere. Non c'è qualcuno che mi ispira, ci sono gli eventi, le situazioni, le cose dette. E poi inevitabilmente ognuno si porta dietro un bagaglio di esperienze e di lezioni che sono inconsapevoli, e che esplodono quando possono.

Il tuo viaggio a New York si è rivelato utile?
E' stata l'esperienza più formativa e importante della mia vita. Da lì sono cambiato, ho capito molte cose di me innanzitutto e poi di quello che mi circonda. Lì ho osservato il lavoro e ho capito che qui, prima o poi, le cose devono cambiare, per forza.

Ci credi nella politica?
Adesso stiamo toccando il fondo, ma anche in questo caso poi le cose dovranno cambiare. Ricordo che la mia insegnante di Storia e Filosofia ci diceva che la storia si ripete sempre e non cambia mai, e penso che sia davvero così. Quindi se si tocca il fondo poi si risale. Succederà, abbiamo bisogno di un cambiamento.
L'individualismo italiano ha radici preistoriche, non siamo ancora uniti, non veniamo da generazioni che hanno sofferto e che hanno pensato al futuro, forse perché non hanno mai vissuto una crisi così profonda.

Cosa ti rende più fiero in assoluto?
La passione che ho in quello che faccio. E le persone che la riconoscono.


Se c'è una cosa che sa fare, Claudio Di Biagio, è convincerti. Lo fa quando parla dei suoi film adorati e lo fa raccontandomi  le cose che lo accompagnano ogni giorno. Come Edward Bloom, come ogni uomo, non può farne a meno. Ti sbatte in faccia quello che pensa, con fermezza e con fierezza.
E così sei costretto ad andare a vedere Gravity dopo che lui, in sei minuti di video, ti fa capire quanto ti sia sbagliato a giudicare l'ennesimo libro dalla copertina.
E' un regista, anche di questo mi ha convinto: per tutto il tempo mi ha raccontato una storia, la sua, la nostra, tessendo un filo che passa attraverso l'amore e l'istinto, il talento, la magia, le storie che siamo, il lavoro che faremo, le lezioni che riceviamo.
Andare incontro con cura a ciò che ci fa sentire vivi, e intanto scartare, senza timore, il resto del mondo che non ci appartiene. 
Vivere è come temperare una matita. Dobbiamo scegliere la più bella che abbiamo.

2 commenti:

  1. wow... sono contento di conoscerti Eleonora... mi spari ste intervistone fantastiche!!! e su Claudio che dire, è formidabile, mette davvero voglia di aprire il mondo come una cozza! e mi ero anche fatto l'idea giusta, l'amicizia con Moccia gli ha fatto scattare qualcosa in testa! e lo stiamo vedendo.

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