mercoledì 2 ottobre 2013

Il quindicenne Marco Da Re stupisce e insegna con il suo primo cortometraggio "Il Sognatore"

YouTube sta tornando attivo dopo l'estate e così anche i nostri racconti. Ci sono contest, canali nuovi e grandi annunci di abbandoni famosi: piccoli canali in crescita, progetti in avvio e tante idee in cantiere. Al contrario di quanto si possa pensare dietro a clip di qualche minuto c'è molto spesso un lavoro accurato e di precisione, di ricerca e di tentativi. Se ancora non vi sono chiari i motivi per cui si dovrebbero produrre e caricare video, stavolta li ho trovati tutti in una sola persona.

Quindici anni, terza liceo appena iniziata: Marco Da Re, trevigiano dal viso simpatico, è su YouTube da circa due anni e con un nick esplosivo e inconfondibile - MrBLOOOOOOOOOOOOOOOB
Da un mese, dopo un'estate di lavoro, è online Il Sognatore, il suo primo cortometraggio.
L'idea di base è semplice - mi dice - una di quelle che raccolgo prima di andare a dormire nel foglio che ho sempre sopra al comodino. Una notte mi sono messo a pensare che è proprio inseguendo i nostri sogni che viviamo le nostre migliori esperienze, e da questo ho partorito l'input per scrivere il corto.

Era l'inizio dell'estate e il tempo non gli sarebbe mancato. Mette insieme così la voglia - quella immancabile - di fare pratica e di testare le cose imparate nell'ultimo anno, il brulicare di idee e i mezzi a sua disposizione, chiama amici e collaboratori (tra cui i canali YouTube iTonio, Tommaso Colelli, CEK Videos, Recececé - responasibili del backstage e di qualche effetto in post produzione) e organizza quattro giornate di riprese in giro per la città veneta.
"Lavorare insieme è più divertente - divertimento, non a caso, è la parola che ricorre più spesso nel video del backstage con tutti i ragazzi che hanno partecipato alle riprese - e nonostante la resa finale del corto non sia esattamente come l'avevo immaginata, da questa esperienza posso trarre solo cose positive. Innanzitutto le critiche che ho ricevuto mi hanno aperto gli occhi e fatto crescere, e poi le cose più tecniche e la pratica che metterò nei miei prossimi lavori."




Nonostante la bellezza delle riprese e la precisione nella post-produzione, la trama del corto in certi punti può vacillare e i riferimenti non sono così precisi, e Marco ne è consapevole.
"Ho pensato la storia del cortometraggio addosso al mio amico Lorenzo Barletta, il contrasto tra il ragazzo che si trova nei panni di un adulto che va a lavoro è la chiave del mio messaggio. Forse ho dedicato troppo poco tempo alla stesura della trama e dei dialoghi del corto ma la sensazione di confusione è proprio quella che volevo dare. Capita di essere titubanti e di rinunciare a inseguire i propri sogni, ma è sbagliato, a qualunque età. Io ne sono convinto ed è il motivo principale per cui sono su YouTube: crescere, migliorarmi, seguire la mia passione ed essere libero di esprimermi. Non credo che ne farò un lavoro, ma non si può mai sapere!"

Quello che ho capito io chiacchierando con Marco è stato quanto siano incalzanti i suoi quindici anni, esuberanti e impulsivi, in ogni punto del corto e del nostro discorso. Così insisto, e gli chiedo se si è reso conto davvero del perché quasi tutti gli avessero fatto notare la sua evidente giovane età.
Il mio perché, almeno, che sono pignola e faccio zoom sui dettagli, si riferisce alla penultima battuta del video (Il vero significato (dei sogni) non lo sa nessuno, perché capirlo?): sfodero quel poco che so di Freud e puntiamo il ragionamento sul simpatico accostamento nel video tra sogni (quelli del sonno) e sogni-desideri. E' chiaro, però, il nocciolo della questione e l'ho trovato tutto nella breve descrizione della sua pagina Facebook: alla ricerca e alla scoperta dei sogni. 

Ho visto nella convinzione e nel piacere con cui Marco mi ha raccontato la realizzazione e la creazione del suo corto e la gratitudine con cui ha nominato tutti coloro che lo hanno aiutato, quello che dovrei trovare nelle persone (tutte più grandi di lui) che fanno video su YouTube: non voglio credere ancora che si stia perdendo la voglia di mandare messaggi veri e di farlo divertendoci, e Marco che è giovanissimo racconta, forse inconsapevolmente, il sognatore che è dentro di lui e dentro di noi e alla fine mi convince. Sono i sogni che ci rendono vivi.


Nessun commento:

Posta un commento