martedì 18 giugno 2013

Marco Sbarbati, ultima scoperta di Dalla: dalle strade di Bologna al film AmeriQua.

Sotto le stelle in Piazza Grande è proprio dove Marco Sbarbati, studente e musicista ventottenne dell'entroterra maceratese, ha incontrato Lucio Dalla una sera del 2009.
Mi piace quello che fai, rimaniamo in contatto - dice lasciandogli un biglietto con il suo indirizzo, e così dopo una settimana, nella sua casaufficio in via D'Azeglio 15, Marco può far sentire la sua musica a Dalla, che da sempre è vicino ai giovani artisti.
Stava lavorando alla colonna sonora originale della pellicola AmeriQua - con Bobby Kennedy III, Alessandra Mastronardi, Alec Baldwin e Giancarlo Giannini - nelle sale da poco più di un mese, e così propone al giovane Sbarbati di inserire la sua I don't wanna start in uno spezzone del film.
E' un'occasione unica per lo studente urbisalviense, che si era da poco trasferito a Bologna per frequentare il DAMS e che, seguendo l'esempio di una sua amica, l'artista americana Spring Groove, aveva iniziato ad esibirsi per le strade del centro del capoluogo emiliano.



Marco racconta Dalla immerso nella sua musica, ad occhi chiusi, quando suonava per lui: ne ricorda i consigli, i discorsi sul perché in Italia bisogna cantare in italiano, la genuinità mai persa di un grandissimo interprete che si faceva in quattro quando incontrava giovani emergenti pieni di amore per la musica.
Come molti giovani artisti, anche Marco sfrutta la rete per farsi conoscere e non è affatto difficile trovare su YouTube i suoi pezzi originali e le esibizioni tra la gente in Piazza Maggiore: "busker dalla voce cristallina", dal sound fresco ma mai scontato e con una carriera tutta in ascesa.

Dai The Shabbies (la sua prima band) ad AmeriQua: sei mai stato sul punto di abbandonare tutto? 
Mollare tutto no, ma a volte penso a cosa potrei fare se non fossi un musicista e credo che quasi nulla mi darebbe la stessa soddisfazione. Avere anche un piano B è saggio, ma al momento sto puntando tutto sul piano A. L'importante è farlo essendo consapevoli di portare avanti una passione, se diventasse soltanto un lavoro, mi stancherei subito.

Preferisci esibirti per le strade o su un palco? Dove senti più contatto con chi ti ascolta?
Esibirsi nelle strade è una sensazione unica, indescrivibile; chi ha voglia di ascoltarti si ferma, chi non è interessato prosegue, è tutto molto semplice e si è a contatto con le persone in maniera diretta. Stare sul palco è un po' come avere una lente d'ingrandimento puntata sopra, tutti ti guardano e si aspettano qualcosa da te. Questo mi rende più nervoso ma allo stesso tempo mi da molta carica. Son due cose molto diverse per me, ma che amo allo stesso modo. Quello che non mi appaga molto è suonare nei locali in cui tutti parlano e ti scambiano per Jukebox umano. Tuttavia, fa parte della gavetta di un musicista suonare nelle condizioni più disparate, a me è servito molto.

Torni ancora a Piazza Maggiore?
Torno ancora in Piazza Maggiore, ma ho dovuto cambiare orario perché ho avuto dei problemi dovuti al nuovo regolamento. Lo considero un passo indietro per la città di Bologna, l'arte di strada va tutelata.

Lucio Dalla ha creduto in te fin da quella sera del novembre 2009. Cosa porterai con te dei suoi consigli e dei suoi discorsi? Che rapporto avevate?
Incontrare Lucio Dalla è stata una grande fortuna per me, ed avere una mia canzone nella colonna sonora di un film mi ha aperto molte porte, quindi gliene sarò sempre grato. Il nostro rapporto si basava su un'intesa musicale, a lui piaceva la mia musica e ha cercato di aiutarmi. E' stato lui a convincermi a provare a scrivere anche in italiano, e nonostante io sia una persona molto testarda è riuscito a farmi capire la bellezza della nostra lingua.

In quale lingua riesci a esprimerti meglio? Quando potremo sentire i nuovi pezzi?
Al momento sto lavorando per registrare dei brani sia in inglese che in italiano, ma non posso dire altro al momento. L'italiano, essendo la mia prima lingua, mi permette di esprimere meglio quello che voglio dire, ma cantare in inglese mi diverte di più e funziona anche come uno scudo per me.

Che prospettiva c'è per i giovani musicisti in Italia?
Penso che per riuscire nella musica si debba avere, oltre al talento, anche tanta tenacia, costanza nonché molta fortuna. Oggi il mercato è saturo e le case discografiche non se la passano molto bene, tuttavia sono ottimista, la situazione può migliorare ma necessita un grosso cambiamento.

Quanto è stata importante per te la rete e soprattutto YouTube?
Penso che la rete e soprattutto YouTube abbiano facilitato moltissimo la carriera di molti artisti. Caricare un video dalla propria stanza e farlo arrivare dall'altra parte del mondo in pochi secondi è una rivoluzione secondo me, perché ti mette a contatto con una quantità enorme di possibili ascoltatori, che a loro volta, possono parlare di te ad amici, parenti e conoscenti. Ho ricevuto proposte di lavoro da diversi festival in Europa, i cui organizzatori mi avevano ascoltato per caso su youtube, quindi direi che la rete è estremamente importante per me.

Cosa pensi dei Talent Show? 
Personalmente credo che i Talent Show possano aiutare a far partire la carriera di un cantante, ma poi bisogna sapere bene cosa si vuol fare e come farlo. Essendo programmi TV, sono molto legati all'immagine, quindi essere scartati non significa necessariamente non avere talento.

La musica è una bella scommessa: bisogna essere più razionali o più sognatori?
Bisogna avere molta consapevolezza delle proprie capacità artistiche, per questo motivo penso che la gavetta per un musicista sia essenziale. Suonare o cantare davanti al pubblico, ti fa capire se hai realmente delle possibilità. Ovviamente mi riferisco a chi vorrebbe fare della musica anche il proprio mestiere. Quando si è convinti di potercela fare, si può fare in modo che il sogno si realizzi. Penso che la musica sia entrambe le cose.

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